Mental coach: perché chi ce l’ha ha già vinto!

Restare concentrati sull’obiettivo agonistico per tutto il tempo della gara, superare l’ansia della prestazione, gestire i pensieri negativi, riprogrammare l’inconscio e liberare l’atleta al massimo potenziale che è in te: le nuove tecniche di riprogrammazione e allenamento mentale promettono questo e altro.

Infatti, ottenere i massimi risultati a livello agonistico non è solo questione di allenamento fisico, forza muscolare, capacità aerobica, tecnica e alimentazione, ma dipende anche – e forse soprattutto – dalla forza mentale che ciascuno atleta è in grado di esprimere.

La buona notizia è che anche le capacità mentali, come quelle fisiche, si possono allenare con risultati pratici comunque molto rapidi, se confrontati con l’allenamento fisico, nonché a volte davvero sorprendenti, rispetto sia ai risultati agonistici che al benessere dell’atleta durante la preparazione!

Per la verità, le tecniche di rilassamento psico-fisico per vincere l’ansia agonistica, il self-talk potenziante, le tecniche di visualizzazione, la focalizzazione sugli obiettivi, le tecniche motivazionali, non sono roba dell’ultima ora, se è vero, come è vero, che si studiano, si evolvono e si applicano da almeno un secolo.

Quello che oggi forse c’è di nuovo è però proprio la sempre maggior consapevolezza da parte degli atleti dell’enorme importanza che questo aspetto, spesso in passato trascurato da molti, può avere sulle loro carriere sportive.

Si è visto di recente come molti atleti di caratura mondiale, magari nel contesto di meeting internazionali o in occasione di importanti vittorie olimpiche abbiano ringraziano pubblicamente il loro “mental coach”, consapevoli dell’enorme aiuto che l’allenamento mentale può aver dato a questi atleti di vertice per raggiungere l’eccellenza agonistica.

L’evoluzione degli studi e delle tecniche, nonché l’esperienza pratica acquisita da molti mental coach applicando le migliori tecniche d’avanguardia sui loro atleti professionisti d’élite, hanno contribuito a rendere sempre più evidenti ed indiscutibili i benefici concreti che il miglior allenamento mentale può regalare a chi lo pratica con serietà ed impegno.

Oggi, anche grazie ad atleti del calibro di Marcell Jacobs, primatista d’oro a Tokyo sui cento metri piani, o di Matteo Berrettini, il primo tennista italiano a giocare la finale di Wimbledon, che considerano per loro stessa dichiarazione le tecniche di training mentale elemento ormai irrinunciabile della loro preparazione, l’utilità e l’efficacia di un approccio integrato al “sistema atleta”, inteso come un tutt’uno corpo-mente, è ormai conosciuta e riconosciuta in maniera sempre più diffusa anche a livello di singoli atleti che vogliono emergere, allenatori e società sportive.

Un buon mental coach non solo saprà aiutare il suo atleta ad ottimizzare la capacità di concentrazione in relazione agli obiettivi, il controllo dello stress, la gestione delle emozioni a proprio vantaggio, il tutto in funzione della massimizzazione del risultato sportivo desiderato, ma otterrà tutto questo attraverso il ribilanciamento dell’equilibrio mente-corpo, consentendo il vero benessere psico-fisico della persona anche durante le delicate fasi della preparazione atletica pre-gara, e se vogliamo dirla tutta, anche nella vita e per sempre.

Insomma, se oggi nelle competizioni internazionali a quanto pare vince l’atleta che ha un mental coach, lasciatemi dire che, a mio parere, chi ha un mental coach…ha già vinto!

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